Tornato a Padova dopo gli anni praghesi, Tartini riprese il suo impiego presso la Basilica del Santo, e in aggiunta aprì la sua scuola di violino dove insegnava tecnica, elementi di armonia, composizione e contrappunto. Gli allievi arrivavano da moltissimi paesi, tanto che, come ci narra l'astronomo Joseph Jérôme de Lalande, gli italiani lo chiamavano il Maestro delle Nazioni, epiteto che è arrivato fino ad oggi. Gli allievi di Tartini non erano dei principianti ma dei professionisti che ricercavano miglioramenti tecnici. Erano spesso violinisti al servizio dei vari principi europei, inviati a Padova per migliorare la loro tecnica e poi ritornare più esperti alle rispettive corti. Un altro gruppo nutrito di allievi era formato dai nobili che si recavano a Padova per studiare Giurisprudenza alla storica università, e sfruttavano quegli stessi anni anche per lo studio musicale. Gli allievi trascorrevano uno o due anni per migliorare la loro tecnica andando a lezioni ogni giorno e per molte ore di seguito presso l'abitazione del Maestro. Questa modalità d'insegnamento era una novità per quell'epoca in cui in genere i maestri di musica accoglievano ad abitare nella propria casa i giovinetti.
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